martedì 12 novembre 2013

COSA PENSO QUANDO PARLO DI CALCIO

Per me:
  • Quando in famiglia si parla di calcio, mi eclisso, le mie sinapsi si rilassano e il mio cervello è come un piccolo appezzamento di prato verde in cui pascolano un paio di mucche.
  • Gomez è solo il marito di Morticia Addams anche se visto a torso nudo, Mario ha il suo perchè. Anche senza i baffetti.
  • Calcio d'angolo, punizione e fuori gioco hanno un solo significato: far volare fuori dalla finestra un gioco (sul mio balcone) per punire uno dei miei due figlioli per aver dato un calcio all'altro a conclusione di una litigata.
  • Le uniche regole del calcio che conosco sono che ci sono due squadre avversarie composte da 11 giocatori (se sia compreso anche il portiere è ancora da appurare) che devono tirare una palla nella porta della squadra rivale. Quale che sia la porta dell'una o dell'altra squadra mi è oscuro. Per rendere più difficile l'apprendimento, le porte cambiano tra un tempo e l'altro. Al che, le mucche nel mio cervello ricominciano a brucare.
  • Coppa Italia, Coppa dei Campioni, Coppa UEFA, Coppa delle Coppe sono solo oggetti un po' kitsch da spolverare. Dove vengano conservate le Coppe vinte dalle varie squadre non mi è noto: non mi interessa, basta che non le debba spolverare io.
  • La mia fede per la squadra viola riconosce attualmente i seguenti personaggi: Prandelli, Montella, Luca Toni, Mario Gomez. Questo la dice lunga sui criteri da me utilizzati per giudicare un giocatore o un allenatore. Se mio figlio mi chiede Chi preferisci tra Tizio e Caio? io rispondo sempre Gomez che così non sbaglio.
  • Sono inguardabili le divise specialmente le tute: mi ricordano tanto quelle che andavano di moda negli anni 80. Ne avevo una, che mia mamma conserva gelosamente in un cassetto in mansarda, in acetato verde acido. Quella che si è fatta regalare Pietro per il compleanno cambia solo nel colore.
  • Come diceva la mia povera nonna, è assurdo che con tutti i soldi che hanno i calciatori debbano litigare per una palla quando potrebbero comprarne una per uno.
  • Fanno ridere quelli che si lamentano (giustamente) dei politici che rubano i soldi a noi cittadini ma il calcio non si tocca. Sul fatto che Gomez, Totti, Buffon o Palacio guadagnino uno stonfo all'anno, non hanno niente da dire perchè tanto quei soldi sono tutti meritati!
  • Trovo francamente insopportabili quelli che: "Come ti chiami?" "Raffaella" "Ah! Come la Carrà! E di dove sei?" "Di Torino" "Quindi sei della Juve!". No. Non. Sono. Della. Juve. Non capisco niente di calcio ma l'antipatia nei confronti di quella squadra mi seguirà fin nella tomba.

Detto questo, Jacopo da una settimana va a fare la prova di calcio. Alla fine ho dovuto cedere mettendo da parte il mio disinteresse per questo sport e il mio egoismo. Dovevo immaginare che prima o poi sarebbe successo. Il primo sospetto avrebbe dovuto venirmi quando la famiglia Battisti (babbo, nonno e zio) hanno iniziato a regalare al bimbo palle di tutte le misure e di tutti i materiali. A nulla è valso ritirare di nascosto le suddette palle in posti diversi nella casa. Ne spuntava fuori una nuova, sicuramente più adatta a giocare in sala.
Il secondo sospetto avrebbe dovuto venirmi quando mio marito è arrivato tutto fiero a dirmi "Senti tuo figlio cosa dice?". Il mio sorriso affettuoso si è congelato a sentire Jacopo (due anni appena) berciare Forza Fiore, Juve merda!
Ma io sono dura di comprendonio. Non ho colto i messaggi. 
Quando la mia amica I. mi ha detto che suo figlio G. (migliore amico di Jacopo dai tempi della materna) si era iscritto alla scuola di calcio, mi sono vista tutto d'un tratto come ero ieri pomeriggio: fuori, al freddo, sotto la pioggia ad accompagnare e aspettare il bimbo a calcio.
Devo dire che vederlo felice giocare con il suo K-Way viola, i pantaloncini e i calzettoni mi tira un po' su il morale. Devo solo superare l'idea che gli verrà la broncopolmonite, il cagotto o la febbre a 40 e poi è fatta.
Quello che non mi andrà mai giù è che mio figlio riesce a camminare sui tacchetti e io no!

mercoledì 6 novembre 2013

CHI NON LA FA IN COMPAGNIA O E' UN LADRO O E' PIETRO!

La si può chiamare in tanti modi. Dal più scientifico feci, al più infantile popò, passando da sterco, a escremento o dal più volgare merda. Ma la cacca la fanno tutti: Brad Pitt, la sua bellissima moglie Angelina, la regina d'Inghilterra, la ex first lady francese Carla Bruni, il mio temutissimo ex professore di filosofia. Insomma tutti.
C'è chi la fa leggendo un giornale, chi la fa fumando una sigaretta per coprire l'odore, c'è chi non ha bisogno della cicca perché i suoi funzionalissimi villi intestinali gliela fanno fare inodore. C'è chi suona la chitarra o ne approfitta per mangiare un panino. C'è chi si spoglia integralmente prima di sedersi sul wc o chi non si sveste affatto e la fa nel pannolone. C'è chi è costretto a farla con i figli intorno anche se vorrebbe avere un attimo di privacy almeno sulla tazza e c'è chi per farla ha bisogno di compagnia. Questo è il caso del mio figliolo grande, Jacopo.

La scena che si svolge, più o meno tutte le sere è questa: dopo cena i bambini per allietarci la serata si alzano da tavola, portano i giochi in cucina e iniziano a fare caos affinché non si riesca a sentire quello che passa la televisione o ci impedisca di scambiare giusto due parole.
Ad un certo punto Jacopo si eclissa, si nasconde in un angolo e s'infila la mano nei calzoni, tra le meline. Lui dice che gli è necessario per spingere la cacca indietro.
Quello è il segnale. Se Pietro è seduto a tavola o più facilmente sotto la tavola e lo vede, capisce. Sa che da lì ad un minuto gli toccherà sentire la frase Pietro vieni a farmi compagnia?
Se il concetto è sempre quello, l'asserzione può essere imperativa: Pietro, accompagnami in bagno. Senza se e senza ma. Non è previsto un rifiuto.
Oppure minacciosa: Pietro se non mi accompagni in bagno (poi segue un ti prendo il tale gioco, o dico alla mamma la tale cosa, o non ti faccio giocare a...).
O prevede un patto: Se vieni con me, dopo ti do quella cosa (che può essere un Fruttolo o un gioco)

Se Pietro dice che non ne ha voglia, Jacopo inizia a piagnucolare (sempre con la mano tra le meline) che Non è giusto, io ti accompagno sempre (cosa chiaramente non vera, perché tra i pregi di Pietro c'è che lui va, si siede, produce e grida Fatto! nel giro di 30 secondi netti senza bisogno di grandi corteggiamenti). E' comunque successo solo una volta, che il rosso non avesse voglia di accompagnarlo.
Più spesso li si vede uscire dalla cucina abbracciati o per mano diretti verso il bagno.
A volte è capitato anche che, facendosi lunga la discussione se andare o no, Jacopo sia stato costretto a correre con Pietro a ruota. 

Sarei curiosa di sapere cosa si dicono i due bambini, perché mi è successo di passare davanti alla porta del gabinetto e vedere Pietro che gioca in silenzio con il suo spazzolino di Ben 10 e Jacopo aggrappato al lavandino, tutto rosso in viso e le vene del collo come corde a partorire uno stronzo da guinnes.
Mi sono anche sentita dire Lasciami solo e chiudi la porta!

Questo, chiaramente, succede quando ancora i grandi sono a tavola quindi allo strillo Fatto! parte un gioco di sguardi tra me e mio marito per capire a chi tocca andare a pulire. Tocca a chi non ha niente nel piatto, oppure ha qualcosa che non si raffredda. Quasi sempre a mio marito, devo dire. 
Spesso e volentieri mentre il genitore fortunato fa il bidè al bambino cacato, l'altro ne approfitta e si siede: 30 secondi, giusto il tempo di asciugare il grande che c'è da lavare anche il piccolo. Un solo sciacquone e via.

Sia io che mio marito siamo stati sempre piuttosto pudici sulla questione ma questo non ci ha impedito, in sede di procreazione, di inserire nel DNA dei nostri figli un sensore che permette loro di captare quando la porta del bagno viene chiusa a chiave e di venire a bussare con una scusa qualsiasi. Si passa dal Mi scappa la pipì forte o Se non mi tiri giù il galeone dei Playmobil ora, muoio, o Devo farti assolutamente vedere questo disegno.

Guccini diceva  Ovvio, il medico dice "sei depresso", nemmeno dentro il cesso possiedo un mio momento. Mai frase fu più azzeccata per concludere questo inutile discorso garantendo che Pietro è l'unico in famiglia che riesce a svolgere i suoi bisogni corporali, in solitudine. Beato lui.

Mentre canticchio la canzone, medito se sia il caso di rivedere la mia posizione su quale sia la stanza più vissuta della mia casa...

lunedì 28 ottobre 2013

L'USCITA DA SCUOLA: MATERIALE UMANO E ALTRE CONSIDERAZIONI

Partendo dal presupposto che entrare e uscire della scuola elementare Bargellini, non è tra gli eventi più agevoli nella giornata tipo di una famiglia media, l'osservazione in questi due mesi mi ha permesso di studiare le varie tipologie umane che vengono a portare e sopratutto a prendere i bambini.
La scuola è grande, ci sono tanti studenti (in media 25 bambini, con due sezioni per classe, quindi stando stretti 250 alunni) e i genitori devono aspettare che i bambini scendano divisi per classe con le loro maestre. Le insegnanti devono, compito aimè arduo, tenere a bada i ragazzi, individuare i genitori (o chi per loro) di ciascuno, lanciare un bimbo verso il proprio destino e passare al prossimo. Per agevolare l'uscita, già difficoltosa per le motivazione di cui sopra, le prime e le seconde classi escono da una porta, le terze da un'altra, quarte e quinte da un'altra ancora. I genitori devono fare un corridoio per facilitare l'uscita degli studenti, cosa che succede nel 3% delle volte.
Spiegata la situazione, posso partire a illustrare la classificazione degli elementi, di cui anch'io faccio parte, che ho modo di osservare tutti i giorni:

TIPOLOGIA 1. le anticipatarie: arrivano mezz'ora prima della campanella e si mettono in pole position. Le si riconosce per lo sguardo intimidatorio che vuole informare di non provare a superarle perché c'è il rischio che ti spezzino un arto a scelta. In genere hanno le braccia conserte o si appoggiano direttamente all'infisso della porta così da non dare a pensare che sarebbero disposte a cedere il posto, posto che difendono con le unghie e con i denti.

TIPOLOGIA 2. le ritardatarie: arrivano sempre trafelate affrontando ardue prove per giungere al cortile della scuola. A volte presentano le ascelle pezzate, a volte invece si presentano tutte profumate e ingioiellate. Le ritardatarie agiscono per lo più in due modi: o temporeggiano allungando il collo per vedere se intravedono quale classe sta uscendo e aspettano timide che qualcuno impietosito dia loro qualche notizia; oppure si fanno spazio a spallate o a borsettate fino ad arrivare al cordone delle anticipatarie. Oltre non riescono ad arrivare.

TIPOLOGIA 3. le sportive: ovvero le mamme che accompagnano i figli ai rispettivi sport. Si riconoscono perchè almeno due volte alla settimana oltre la loro borsetta, si caricano in groppa anche il borsone della palestra del maschietto o la borsa di danza della bambina. In genere hanno fretta perchè la lezione inizia 10 minuti fa e abitualmente si nota che la folla si divide come le acque di Mosè per far passare queste mamme, che diversamente travolgerebbero tutti con i borsoni.

TIPOLOGIA 4. i familiari: spesso sono nonni ma sono presenti anche baby-sitter, fratelli o sorelle più grandi, zie o amici dei genitori. Tutti i sopra citati sono riconoscibili per segni distintivi molto espliciti. I nonni sono di due tipi: quelli spaesati che non hanno il coraggio di avventurarsi tra la folla e aspettano il diradarsi della calca in attesa che sia il nipote a trovare lui/lei; oppure quelli predatori ossia quelli che dietro le fattezze da nonnino/a da fiaba nascondono un lottatore di sumo e riescono sempre ad arrivare davanti alla porta di uscita superando anche l'anticipatario che si fa impietosire da quell'aria fragile del progenitore. Ho visto nonne cinesi conquistare terreno mettendo piede sul suolo della scuola. I fratelli o sorelle più grandi si individuano fuori dai cancelli della scuola, seduti su qualche gradino. Hanno sempre in mano un cellulare e litigano chattando con il fidanzato/a di turno. Zie, baby-sitter e amici dei genitori, risultano spesso disorientati e in attesa del bambino da ritirare, pensano che in quella scuola i loro figli non ci metteranno mai piede. Si riconoscono anche dalla frase che sono soliti dire, tenendo stretto lo studente per il braccio, boia, ma è sempre così, l'uscita?

TIPOLOGIA 5. le ansiose: i bambini di questa tipologia hanno abitualmente un problema diverso ogni giorno, per cui è vitale e indispensabile per il bene dell'alunno che ogni giorno il genitore debba parlare con la maestra.

TIPOLOGIA 6. le sbarratrici: tra le tipologie peggiori, si fanno strada abbattendo chiunque si trovi sul percorso e fanno tappo ostruendo vista e passaggio. Spesso si tratta di mamme straniere che non capiscono l'italiano o fanno finta di non sentire gli improperi che il corridoio umano lancia alle loro spalle. Ho visto reazioni di menefreghismo e indifferenza anche di fronte all'urlo togliti budello!

TIPOLOGIA 7. i babbi: in genere aspettano in fondo. Alcuni sono perfettamente visibili per altezza anche da dietro i cancelli. Alcuni hanno stabilito con i figli una sorta di richiamo a ultrasuoni al quale rispondono, nonostante il caos primordiale che regna nel cortile. Pare che anche le maestre sentano il richiamo (una sorta di fischio leggerissimo) e scaraventino il bambino verso l'uscita, certe che andrà in buone mani.

TIPOLOGIA 8. le polemiche: iniziano sempre una conversazione con l'incipit noma vogliamo parlare di...
Ne hanno per tutti: le maestre, la struttura, i genitori, il preside, l'orario, i compiti, i voti. Spesso e volentieri, parlando, mettono le pulci nell'orecchio di altre mamme che, recuperati i figlioli li interrogano sulla questione e ci perdono il sonno fino a scoprire che forse, era solo un'idea del genitore polemico. Fa parte del genitore polemico anche la mamma chioccia che protegge il figlio a costo della sua vita: se prende un brutto voto è colpa della maestra, se prende una nota è colpa di qualche compagno, se dà un cazzotto ad un altro studente è lui che, accidentalmente, è caduto sul suo pugno.

TIPOLOGIA 9. le primine: sono le mamme dei bambini che hanno iniziato la prima elementare e si dividono in 3 sottocategorie. 

  • Quelle che una volta preso il figliolo non ce n'è per nessuno: si caricano lo zaino in spalla, tolgono il grembiule al bambino, lo sfamano e lo dissetano con la merenda, gli chiedono come è andata la giornata, se ha preso voti, magari gli danno anche una pettinata. Il tutto ferme in mezzo al corridoio umano; gl'importa una sega a loro, tanto il bambino l'hanno preso. 
  • Quelle che stanno buone buone, spalle al muro, allungando il collo ogni tanto per vedere quale sezione sta uscendo. In genere la sezione che è pronta ad uscire è proporzionale alla posizione raggiunta dalla mamma. Se è vicina alla porta, il figlio è l'ultimo ad uscire e viceversa. 
  • Quelle che prima sono andate a prendere l'altro fratellino (o sorellina) alla scuola materna e quindi hanno da badare anche al piccolino/a che sguscia, s'infila tra la gente e si perde. Queste mamme sono riconoscibili per il tono di voce alto, serio e severo: in genere non solo non vengono ascoltate ma vengono anche beffate dagli stessi figli. 

TIPOLOGIA 10. l'incrocio: la tipologia peggiore, in assoluto. Temuta dalle maestre e paventata dagli altri genitori. Ci sono le anticipatarie-sportive-polemiche, o le ansiose-sbarratrici. Ma quelle più allarmanti sono le primine (con figliolo piccolo a carico)-ritardatarie-ansiose. Alcuni genitori veterani raccontano leggende su questa tipologia, parlando a bassa voce pur di non farsi sentire da eventuali seguaci che potrebbero nascondersi ovunque.
Ne facciamo parte io e poche altre. 

Ora vado perchè sono già in ritardo: devo prendere Pietro, andare da Jacopo, e parlare con la maestra...


martedì 22 ottobre 2013

INDOVINA INDOVINELLO SECONDO PIETRO

Ultimamente ci capita, non avendo nulla di interessante da guardare in tv, di lasciare spento l'infernale aggeggio e di giocare a Indovina Indovinello. Osservare il gioco, è interessante per me perché mi aiuta a scoprire le diverse dinamiche che seguono i miei figli e da cui ho dedotto che, specie, Pietro ha una indole anarchica. Nonostante il gioco sia molto semplice, Pietro segue delle regole tutte sue che pratica inflessibile con meticolosa diligenza.
Ve le  illustro qui sotto.

1. Inizia lui che è il più divertente. Il fatto che il resto della famiglia rida alle sue spalle non gli importa. Si ride e questo gli basta per definirsi l'unico elemento di spasso in questa famiglia tediosa.

2. Non bisogna interromperlo mentre enuncia la filastrocca "Indovina, indovinello che animale ho nel cervello" perché se no ricomincia. Non valgono le risate, le occhiate furbette, le parole dette sottovoce. E non bisogna respirare troppo forte, se no ricomincia uguale.

3. Conosce pochi animali e se ne ricorda ancora meno quindi lui è l'unico autorizzato a cambiare animale in corsa. Se ad esempio, pensa la lucertola e la prima domanda di un giocatore è: quanto è grande? E la risposta risulta piccolo; la seconda domanda: è verde? Si, la risposta all'indovinello sarebbe naturale senonché, alla fine del gioco la bestia pensata è la pecora. Tocca arrendersi e farsi una risata.

4. Può succedere anche che Pietro si dimentichi l'animale pensato in origine e quindi il gioco si svolge, in breve, così: è piccolo? si, è verde? si, è la lucertola? ... NO. E dopo aver enumerato tutte le bestie di media e piccola taglia, comprese quelle estinte e quelle fantastiche, alla dichiarazione ci arrendiamo, la soluzione è "ma era facilissimo, la lucertola!". In questo caso bisogna fare attenzione che il figliolo grande, non ricorra alle mani per ricordargli che lui l'aveva detto subito che era la lucertola e che non cerchi di insegnargli le regole del gioco tirandogli pugni in testa (per inserire bene le regole nel cervello, mica per altro). 

5. Sempre a proposito del punto sopra, non solo conosce pochi animali ma ignora del tutto le loro abitudini. Le mucche vivono sul tetto, i somari volano e il velociratto vive tutt'ora e lo si può avvistare nelle foreste di Badia Prataglia.

6. Trascura le regole di base quindi non bisogna mai fargli la domanda giusta (che animale hai pensato?) se no lui angelico ti dice l'animale pensato, che in linea di massima è sempre il coccodrillo.

7. Quando non tocca a lui, in genere finita la filastrocca iniziale si arrende.

8. Se non si arrende non ascolta gli indizi.

9. Non ascoltando gli indizi, enumera oltre ai 4 o 5 animali che conosce, il tavolo, la sedia, il cuscino ed altri complementi d'arredo.

 10. Il gioco finisce quando il bambino crolla addormentato in qualche posizione di cui allego qualche fotografia.





Domenica scorsa, volendo variare un po' le nostre serate, mio marito ha deciso di insegnare ai bambini un nuovo gioco da fare a cena. Il gioco del se fosse.
Uno pensa ad una persona che si conosce tutti e gli altri giocatori facendo domande tipo se fosse un colore, o un cartone animato, o un mestiere o un animale che cosa sarebbe?  devono indovinare. 
Vi lascio immaginare cosa è venuto fuori. Pietro si è alienato pensando che di lì a poco gli sarebbe toccato accompagnare il fratello al bagno e Jacopo ha iniziato a polemizzare dicendo ma non è un animale, ma non è un colore, è una persona!
D'ora in avanti, temo, sarà opportuno tornare al gioco del vince quello che per 10 minuti non chiama né babbo né mamma!

martedì 15 ottobre 2013

L'AMORE AL TEMPO DEI BAMBINI



Che tutte le cose cambino con il passare del tempo, è chiaro a tutti ma mi sono resa conto come anche i tempi e i modi di vivere l'amore siano cambiati da quando ero piccina io. Francamente io, fino ad elementari finite, non ho avuto la facoltà di confessare in famiglia di avere una simpatia perché ero "troppo piccola per fidanzarmi". Dalle medie in poi, ho deciso che non era necessario confessare proprio tutto, in famiglia.

Ma oggi è diverso: Jacopo, per esempio, è "ufficialmente e felicemente fidanzato" con S. (non rivelo il nome per questioni di privacy). E' fidanzato in casa, nel senso che lei è venuta a casa nostra e lui a casa sua, luogo dove si sono scambiati una sorta di promessa regalandosi a vicenda, un dinosauro di gomma e promettendosi che da grandi avrebbero fatto i paleontologi insieme. Se questo non è un impegno, allora...Lei gli ha fatto sapere che si sbrigasse a decidere il giorno in cui sposarsi perché potrebbe avere degli impegni. Si sposeranno di lunedì, ma quando saranno grandi: mio figlio è un ragazzo assennato, non affretta le cose. 
Lei è molto, molto carina: bionda, occhioni da cerbiatto, ottima famiglia (per chi avesse conosciuto la mamma, può spiegarsi facilmente perché mio marito favorisca questo amore...). 

Torniamo, per un attimo, indietro ai tempi del secondo anno di scuola materna: a mio figlio non gli ci stava nessuna anche se, core de mamma, è tanto bellino anche con quella ruga perenne in mezzo alla fronte. Prima c'è stata la sbandata per A. boccoli biondi e occhi azzurri, davvero bella ma troppo grande per lui: un anno vuol dire a quell'età, e poi lei aveva la passione per Pietro in quanto bambolotto da prendere in collo e portare a casa. Poi c'è stata la D.: un amore anche lei ma, purtroppo, la prima vera delusione; alla domanda "mi ami?" (perché il mio è anche un ragazzo serio, non è uno da "un pomeriggio a giocare" e via!) il NO secco della bambina l'ha messo a tacere e con lui il desiderio di trovarsi una compagna. 
Nel frattempo, a detta di altre mamme, Jacopo ha spezzato qualche cuore: c'è stata la G. che ogni volta che lo vedeva lo metteva spalle al muro per riempirlo di baci, allontanata con l'asserzione "sei troppo piccina per me, ne devi fare di strada ancora". Poi c'è stata l'I. e la M. che, probabilmente per emulazione dell'altra, gli correvano dietro aiutando la G. perché lei potesse riempirlo di sbaciucchi.
Passa un anno e arriva Lei. O meglio, Lei c'era già ma io voglio immaginarmi il loro incontro così: pensate a una classe qualunque di una qualunque scuola materna, con i tavolini colorati, le seggioline piccole e 25 bambini che fanno chiasso e giocano. Lui disegna, Lei anche. Sono seduti a due tavoli diversi. Lui, che è chiamato l'Artista, perché disegna bene, si alza per andare dalla maestra a mostrare il suo piccolo capolavoro. Nel contempo butta un occhio sul foglio dell'altro individuo (che lui non ha ancora focalizzato come appartenente al suo universo, trattandosi di femmina, genere al quale ha deciso di disinteressarsi, almeno per ora). Guarda il disegno e vede che si tratta di un dinosauro dal collo lungo, colorato di rosa. Bellissimo. Poi lui guarda Lei e si accorge che non solo è una bambina ma è anche parecchio budina (termine coniato da Jacopo per definire una bella ragazza). "Che bel dinosauro!" "Anche il tuo" "Lo sai, che io a casa, ho un dinosauro enorme?" "Anch'io" "Ma tu cosa vuoi fare da grande"...Si scambiano le prime parole ed è subito amore. Galeotto fu, quindi, l'Apatosauro rosa.
Chi li ha visti ritrovarsi dopo le vacanze, racconta di lui che dice "C'è la S." e inizia a correre. "C'è Japoco", dice Lei, volando di corsa nel vialetto dei giardini, per finire in un lungo abbraccio pieno di baci e di carezze innocenti. 
Li ho visti parecchie volte anch'io e con la mamma della S. si sorride di questo amore infantile e ingenuo che però fa tanta tenerezza. Specie perché i due innamorati sono costretti a portarsi dietro la piccola palla al piede di pelo rosso che, non avendo ancora trovato la sua compagna, si incastra sempre nel mezzo. A guardarli c'è anche da ingelosirsi perché un amore così delicato non si può più provare, da adulti. 
A questo punto sorge spontanea una riflessione: ma chi ha detto che c'è un tempo per ogni cosa? Ma soprattutto, chi dice che i bambini di 5-6 anni sono troppo piccoli per provare dei sentimenti? 
Chi lo pensa è perché non ha mai assistito ad un bambino che NON da un bacio sulla bocca alla sua mamma, perché lui è già fidanzato. Non ha assistito alle prime risse con il compagno che vuole "rubargli" (senza speranza, oserei dire) la sua bella. Non ha mai assistito al pezzettino di cuore che entrambi hanno riservato per l'altro. 

Certo non mi aspetto di vederli all'altare: chissà quanti bambini prima e ragazzi poi, incontrerà la S. e quante compagne interessanti troverà Jacopo. Ma, a me, non mi toglierà mai nessuno l'immagine dolcissima di S. che tiene per mano Jacopo e Pietro, camminando sul vialetto dei giardini, in un caldo pomeriggio di fine estate.

venerdì 11 ottobre 2013

10 MOTIVI PER CUI TI MANDO A SCUOLA



Questi 10 punti sono stati scritti (e pubblicati su FaceBook) nei primi giorni di scuola del mio figlio maggiore Jacopo che ha iniziato l'avventura della scuola elementare. Ho sentito l'esigenza di scrivere dell'importanza della scuola, perchè ultimamente ho letto tanti post su blog privati, o articoli che inneggiano all'abbandono della scuola "classica" per una Homeschooling, la scuola fatta in casa. Sulla carta, non sarebbe poi un'idea malvagia, i bambini ne sarebbero entusiasti: niente sveglia presto, niente compiti, libertà totale, niente grembiuli, niente voti, niente permessi. Ma a me non piace. Dietro la sveglia, il grembiule, il permesso di fare qualcosa (per esempio la pipì), c'è sempre una motivazione che i bambini devono acquisire perchè gli servirà da grandi. E spesso chi grida (virtualmente s'intende) "No alla scuola, si alla libertà dell'individuo", ignora queste motivazioni o le fraintende. Il grembiulino, per esempio, che ho letto serve solo a omologarli e renderli tutti uguali magari serve solo a coprire la camicia della Guess del bambino ricco e la maglietta usata dai tre fratelli più grandi del bambino meno abbiente. E' vero, sono tutti uguali nel bene e nel male: si abitueranno ad emergere per la loro personalità e non per come si presentano (o più spesso come le mamme vogliono che i loro figli si presentino). Queste mamme alternative isolano i loro figli dalla massificazione, dal ruolo passivo dei ragazzi e dalla competitività che la scuola, a loro avviso, avrebbe come unico scopo insegnare. Dietro questi 10 punti (scritti per lo più per far ridere il mio bambino, che sa quello di cui sto parlando) si nasconde il valore e la responsabilità che IO conferisco alla scuola. Con questo, io come mamma e mio marito come babbo, non ce ne laviamo le mani: siamo corresponsabili dell'educazione di Jacopo e di Pietro perchè diventino dei ragazzi e degli adulti capaci di stare al mondo serenamente e senza troppe rinunce.

1) Perchè la mamma, da qui in avanti non è più in grado di insegnarti quello che è importante ed è più logico che lo faccia qualcuno con esperienza e dedizione.

2) Così passa su di te la responsabilità che tuo babbo ha messo sulle mie spalle fin'ora, di leggere quei 2500 libri (senza figure) che sono in casa (e che tuo babbo continua a comprare sperando di far uscire me, prima o poi).

3) Perchè mi piace tanto leggervi le favole alla sera, ma finalmente potrai presto aiutarmi anche tu: la voce dell'Orco nella fiaba di Pollicino ha bisogno di un timbro maschile. Indubbiamente mi riesce meglio la strega di Hansel e Gretel.

4) Che tu voglia fare il biologo marino, il medico, il dentista, il panaio o il contadino, la matematica e l'italiano sono fondamentali. Ti serviranno anche a ricordarmi di rimettere nel tuo fondo i soldi che ogni tanto ti tolgo quando il mio fondo Fashion è in rosso (e poi ti rimetto sotto minaccia del babbo).

5) Perchè la mamma e il babbo hanno sempre cercato di insegnarti quelli che pensano siano principi solidi ma ora, vivendo con altri bambini e adulti avrai più chiaro quello che fin'ora era solo teoria.

6) Perchè per essere davvero un individuo libero nel pensiero devi leggere, conoscere e sopratutto devi far venire fuori tutta quella curiosità che, fortunatamente hai preso da tuo babbo. Fatti sempre domande e impara a cercare le risposte.

7) Perchè in questa società ci sono tante cose che non vanno ma bisogna prima conoscerla bene, imparare le regole, rispettarle per riuscire a cambiare qualcosa.

8) Perchè per essere un vero POLEMICO bisogna conoscere bene l'argomento che si polemizza: tu hai bene chiaro in testa il tono di voce, "l'assetto facciale" e la postura, ma ancora ti mancano gli argomenti. Potrai esercitarti con me, non preoccuparti. Sarò un degno avversario!

9) Perchè non ti farai più fregare da tuo babbo quando ti racconterà che il gatto schiacciato dall'auto si era solo truccato per la sagra del gatto morto. Potrai leggere i cartelli per la strada e vedere che lì intorno c'è solo la sagra della ranocchia o del cinghiale.

10) Perchè ci siamo andati tutti a scuola: è un percorso emozionante, ricco di stimoli e necessario per diventare tutto quello che vuoi diventare. Pensa che c'è qualcuno a cui viene addirittura voglia di farlo per mestiere. Di insegnare con passione, intendo. Io qualcuno l'ho incontrato sulla mia strada e ancora lo ricordo perchè mi ha insegnato a diventare la donna che sono. Ti auguro di incontrarne almeno uno/a.

E ora alzati, vai, che siamo già in ritardo.

giovedì 10 ottobre 2013

10 OTTIMI MOTIVI PER NON FARE UNA FESTA DI COMPLEANNO FAI DA TE



1) LE CIBARIE
40 schiacciatine con mortadella, 40 con prosciutto cotto, 30 con salame, 101 pizzette, 70 salatini con wurstel, 64 con olive, 58 tartine con patè di olive, 58 con crema ai carciofini, 38 panini dolci con Nutella, 80 pezzi di torta al limone con crema al limone per 25 bambini e 26 adulti. Il tutto rigorosamente fatto in casa. Non sto dando i numeri anche se questi numeri mi hanno dato alla testa.









2) I PALLONCINI
30 palloncini a cuore rossi gonfiati (con la pompetta) aiutata da mia mamma che li ha legati con il sottofondo delle mie imprecazioni. Penso di aver tirato giù tutto il corollario dei santi conosciuti.
CONSIGLIO: Non comprate mai i palloncini a cuore della Coop, perchè rischiate di incastrarvi un dito che assumerà nel giro di qualche secondo, un colorito bluastro, che non va di moda. Almeno quest'anno. Se decidete comunque di fare di testa vostra e poi, vostro figlio (come ha fatto il mio) vi dirà che i palloncini a cuore sono da femmina e voi li avete pagati 3.50 € a pacco dove ce ne sono 10, pensando di fargli cosa gradita, mi penserete inventando qualche imprecazione nuova di zecca.
3) I GIOCHI
150 caramelline e cioccolatini e 30 marionette da dito confezionati in 30 bustine e sistemati in un bustone mischiati con palline di carta di riciclo. Il gioco consisteva nell'arrivare il più velocemente possibile, 4 alla volta, con un cucchiaio in bocca e trasportando una pallina (dentro il cucchiaio), al bustone e cercare la sorpresa. A nulla è valso dire ai bambini che nessuno vince e nessuno perde, e la sorpresa c'è per tutti. Non appena il primo bambino ha tirato fuori il pacchettino, si è scatenato l'inferno. Sono stata risucchiata da 25 bambini e bersagliata dalle palline di carta, mentre mio marito osservava compiaciuto che era meglio lasciarli giocare a calcio nel campino.


4) I TRUCCHI
Piacevole e divertente per me. Mi piace farlo e mi piace vedere i bambini contenti quando si guardano allo specchio. La parte divertente è sentire i bambini da cosa vogliono essere truccati. I più popolari alla festa sono stati: pirata, farfalla, arcobaleno, il cucciolo della carica dei 101, uomo con occhiali e baffi, principessa. Mi è stato chiesto l'ippopotamo, lo squalo, il dinosauro, Biancaneve. Per la prossima festa mi eserciterò nel pitturare la Gioconda, anche se prima o poi Jacopo lo voglio truccare da Urlo di Munch.

5) IL CORTILE
Nella stanza che abbiamo affittato, c'è un grosso cortile, un giardino e un campo di calcio. Pietro a metà festa si è incastrato tra i rami di una pianta. Devo fare le mie rimostranze alla scuola materna che non insegna ai bambini di città a sopravvivere alle natura incontaminata e alle piante che, non solo vanno addosso ai bambini ma li inglobano anche, cercando di mangiarseli. Mica posso fare tutto io, ci pensassero un po' loro.

6) I REGALI
Per consolare il bambino redivivo, sopravvissuto allo scampato pericolo della pianta, e forte dell'esperienza di altre feste, dico ai bambini di sedersi tutti per terra, e ogni bambino uno per volta, può dare il suo regalino al festeggiato. Il risultato è stato simile al punto 3. Comunque tanti bei regalini, azzeccati e apprezzati.

7) LA TORTA
5 Kg, due strati di pan di spagna farcita con crema chantilly, ricoperta di cioccolato, con qualche fiorellino di zucchero azzurro e la cialda di Spiderman, ordinata alla Coop. Al richiamo "ora c'è la torta" 25 bambini di 4,5 e 6 anni si affollano intorno al tavolino soffocando i povero Pietro e scardinando la scatola. Una volta estratta la torta dalla confezione e dopo l'OHHHHH di rito è partita l'asta al "Io voglio". A posteriori avrei dovuto far mettere un prato di fiori azzurri, uno Spiderman con tre teste, 8 braccia e 5 moto. Solo una bimba (una delle amichette di Pietro tra le mie preferite) mi ha detto "mi dai un pezzo di torta senza niente?". In ogni caso tutti e 25 hanno messo almeno un dito nella torta prima di avere la loro fetta.

8) LO SPUMANTE
2 bottiglie di spumante secco e uno dolce, per gli adulti. Lasciato nel frigo a rinfrescare fino alla fine della festa e riportato a casa ancora chiuso.

9) I COMMENTI
Le mamme: una volta posato il coltello con cui ho tagliato la torta, hanno riniziato a respirare e hanno detto "tutto buono". E' piaciuta l'idea dei cestini dove ho posizionato le cibarie e il sacchettino con le caramelle. Qualcuna mi ha dato dell'artista per i trucchi. Un mamma mi ha persino detto "Complimenti per la pazienza". Credo fosse una presa per il culo.
Il suocero: "Raffaella è troppo nervosa".
Il marito: (in riferimento alle 25 dita nella torta) "fosse stato per avrebbero potuto mangiare la torta con le mani".
Mia mamma: "Certo non si può dire che tu sia stata un budda, ma sfido chiunque con quel casino".

10) CONCLUSIONI:

  • Non sono fatta per gestire più di due bambini alla volta e spesso e volentieri non riesco neanche a gestire i miei che, peraltro, sono due. 
  • Quello che si può permettere a tre bambini non si può permettere a 25. 
  • Ho scoperto da chi Jacopo ha preso la vena drammatica che adotta ogni qualvolta si trova in difficoltà. Da me, naturalmente.


Comunque la festa è andata bene, le mamme e i babbi hanno portato via i loro figlioli incolumi (con un palloncino a cuore a testa nonostante fossero quasi tutti maschi), Pietro è stato contento, Jacopo si è impossessato del flipper regalato al festeggiato da un amichetto promettendo a Pietro che qualche volta l'avrebbe fatto giocare e io mi sono portata a casa un grandioso mal di testa e la convinzione che la prossima festa si farà quando si sposeranno.
co-co-mamma